93 PUNTATA
 

            Erano trascorse quasi ventiquattro ore dal ricovero di Lucrezia presso il Sim's City General Hospital, ore in cui non era riuscito a
            chiudere occhio o mandare giù nulla di solido.
            Non riusciva ancora a capacitarsi di tutto quello che l'aveva investito come un treno solo poche ore prima.
            In un attimo Lucrezia era a terra, apparentemente priva di vita, subito dopo si trovava tra le sue braccia per essere deposta in auto
            ed ora era sdraiata in un letto d'ospedale con una flebo attaccata al braccio.
           
           
            All'incirca ogni due ore l'infermiera entrava in stanza per controllare che la sacca non fosse vuota e, in quel caso, per sostituirla
            immediatamente con una nuova.
            Si sentiva terribilmente in colpa per ciò che era capitato a Lucrezia. Forse se non l'avesse fatta lavorare così tanto, se fosse stato
            più attento alle sue necessità, se fosse stato meno duro con lei in tutti quei mesi...
            Da quella notte si era sempre più allontanato da lei e il suo atteggiamento nei suoi confronti era andato via via peggiorando.
            Sua madre avrebbe sicuramente capito le sue ragioni senza fare troppe domande. Sin da bambino era sempre stato fin troppo chiuso
            e riservato, debole ed insicuro e non era certamente andato migliorando col passare degli anni.
            I semplici contatti tra esseri umani lo avevano sempre messo a disagio e con non poca difficoltà era riuscito a sposarsi e ad accettare
            l'idea della convivenza e del matrimonio.
            A dire il vero non era stata una sua scelta quella di sposare Diamante, anzi era stata lei a dichiararsi e a convincerlo che un'unione
            avrebbe indubbiamente giovato alla sua posizione lavorativa. Dopotutto era sempre circondato da politici, importanti imprenditori...
            uomini e donne di successo e la notizia del più giovane commercialista di Sim's City, nonché del più richiesto e pagato, che aveva
            deciso di prendere come moglie la figlia dell'ex sindaco della città, era finita sulla bocca di tutti e, ovviamente, su tutti i giornali di gossip.
            Com'era riuscito a sopportarla... beh, quello era un vero mistero.
            Lui, uomo introverso, silenzioso, elegante e riflessivo mentre lei, donna appariscente, esuberante e snob... erano mai stati felici insieme?
            Solo ora, osservando quella bellissima donna dai capelli biondi e dalla carnagione rosea, aveva iniziato a porsi tutte quelle domande.
            L'aveva mai amata? E se sì, cosa poteva aver amato di lei? Erano così diversi, così lontani l'uno dall'altra...
            Improvvisamente, senza sapere nemmeno il perché, un sorriso si affacciò sul suo volto. Quella giovane donna, colei che da ormai svariati
            anni si prendeva cura di lui e accudiva la sua casa, gli riempiva il cuore di una strana serenità. La guardava dormire e non poteva fare
            a meno di perdersi nella bellezza dei suoi lineamenti delicati, nei morbidi capelli ondulati che sembravano riposare accanto a lei
            e nella leggerezza del suo respiro. Bella era bella, ma non avrebbe mai potuto...
           
           
           
            ?: "Dott. Paolucci..."
           
            Non aveva notato la giovane donna dai capelli color ebano e dalla pelle ambrata,che era entrata nella stanza ed ora lo guardava
            negli occhi con uno sguardo dolce e comprensivo.
            Walter: "Dott.ssa Rostropovitch... come sta?". Sentiva il corpo stranamente pesante, le gambe erano come paralizzate e solo l'idea
            di alzarsi in piedi lo faceva sentire terribilmente stanco e affaticato.
            D.ssa Rostropovitch: "Abbiamo preferito fare delle analisi più dettagliate a sua moglie e..."
           
            Walter: "Veramente... lei non è..." bisbigliò lentamente.
           
            Evidentemente la d.ssa non era avvezza a leggere le tantissime riviste di gossip che avevano sempre conficcato la sua faccia e
            quella della sua VERA moglie in prima pagina, se aveva potuto pensare anche solo lontanamente che Lucrezia fosse sua moglie.
            D.ssa Rostropovitch: "Prego?"
           
            Walter: "Oh no, niente. Mi perdoni dott.ssa... vada pure avanti..."
            Dott.ssa Rostropovitch: "Quello che sto per dirle non le piacerà e la prego di stare calmo... in questi casi non si deve mai perdere la testa..."
            Walter: "Allora... - sussurrò con un filo di voce - è grave. Si può sapere cosa sta succedendo d.ssa? Cos'ha mia moglie?"
            Ma sì. Era meglio farla passare per sua moglie, piuttosto che dare adito ad altri pettegolezzi.
            Dott.ssa Rostropovitch: "Sua moglie rischia di perdere il bambino, dott. Paolucci. Mi dispiace."
            Da quel preciso momento, senza sapere perché, la sua mente decise di vagare altrove.
            Lucrezia? Un bambino? Da quando? Come poteva non essersi mai accorto di niente?
            Sì sentì un mostro. Se non aveva mai fatto caso ai malesseri della ragazza, ai suoi continui sbalzi d'umore o al ventre che aveva iniziato
            ad ingrossarsi lentamente era perché non aveva voluto vedere. Pensava che ignorandola avrebbe cancellato quella notte dai suoi ricordi,
            sebbene provasse da mesi a togliersi dalla testa le sensazioni che gli avevano provocato le mani di lei nell'accarezzarlo
            o il sapore delle sue labbra...
            Dell'interminabile discorso della d.ssa Rostropovitch aveva colto soltanto poche parole: "riposo", "stanchezza", "affaticamento",
            "lunga degenza", "aborto".
            Dott.ssa Rostropovitch: "E' tutto chiaro Dott. Paolucci?"
            Walter: "Ecco... io..."
            Dott.ssa Rostropovitch: "Penserà lei ad avvisare il padre della ragazza? Sono le uniche parole che ha proferito quando è riuscita a
            riprendere conoscenza per pochi minuti..."
            Walter: "Certo. Non si preoccupi... avviserò personalmente Alfred..."
            Dott.ssa Rostropovitch: "Se seguirà con estrema accortezza le istruzioni che le ho dato, sua moglie e suo figlio saranno in ottima salute
            e tra massimo tre mesi, potrà stringere il suo piccolino tra le braccia" disse avvicinandosi al letto di Lucrezia per gettare un ennesimo
            sguardo alla flebo.
           
           
            Le gambe gli tremavano e uno strano mal di testa si era impossessato della sua mente, imprigionando gli ultimi barlumi di razionalità
            che cercavano di sostenerlo in quella situazione bizzarra ed inaspettata.
            La d.ssa aveva parlato di tre mesi, ergo Lucrezia era incinta di sei e facendo un rapido calcolo...
            Dott.ssa Rostropovitch: "Bene, la lascio adesso. Sua moglie verrà dimessa domani mattina, preferisco tenerla sotto osservazione
            ancora una notte. Se le posso dare un consiglio, vada a riposare. Avrà bisogno di molte energie fino al parto, mi creda.
            Buona fortuna e non esiti a chiamarmi per qualsiasi difficoltà, va bene?"
           
            Walter: "La ringrazio"
            Dott.ssa Rostropovitch: "Dovere. Ora vada a casa, dorma un po' e torni domani per portare a casa sua moglie e suo figlio" abbozzò
            un lieve sorriso per poi uscire silenziosamente dalla stanza.
           
           
            L'indomani un'aria frizzantina gli solleticò le gote permettendogli di alzarsi dal letto di buon'ora.
            Per la prima volta dopo tanti anni aveva dormito serenamente e, soprattutto, senza l'aiuto di quelle gocce amarognole che ogni notte
            lo accompagnavano tra le braccia di Morfeo o almeno ci provavano.
            Alle 9.00 era davanti la porta a vetri della stanza di Lucrezia che era intenta a guardare il telegiornale in tv.
           
            Dall'espressione che aveva sul volto e dal modo in cui contorceva le mani, però, appariva preoccupata.
            Evidentemente una volta ripresa conoscenza si era resa conto di ciò che era accaduto ed ora doveva sentirsi in profondo imbarazzo.
            Avrebbe voluto aiutarla in qualche modo, consolarla, ma sapeva di non esserne capace... non era il tipo lui.
            Poi un sorriso sulle labbra di lei e... la razionalità era andata nuovamente a farsi benedire!
           
           
            Lucrezia: "Sig. Paolucci - parlottò confusa per poi mettere a tacere il conduttore del Tg - Da quanto tempo è lì?"
            Entrò a passi svelti e con lo sguardo deciso. Era fatto così... non avrebbe mai fatto trapelare alcuna emozione... non ne era capace...
           
            Walter: "E me lo domanda anche?" sbraitò per poi sedersi sulla poltrona che fino al giorno prima aveva contenuto il suo corpo stanco.
            Lucrezia: "Io... vede..."
            Walter: "Come le è venuto in mente di sentirsi male in quel modo? Mi ha fatto prendere un colpo, lo sa questo?"
            Lucrezia: "Vuol dire che è stato in pensiero per me? Per la mia salute?" domandò con un velo di speranza nel cuore.
            Che l'uomo freddo, cinico e distante che conosceva avesse addolcito il suo cuore?
            Walter: "Ehm... ecco... ero... ero preoccupato per me, a dire il vero! - esordì deciso - Sa quanto è dura trovare una domestica
            affidabile di questi tempi?"
            Lucrezia: "Oh... sì... immagino. Mi dispiace molto per averle arrecato tale disturbo..." sussurrò abbassando lo sguardo.
            No, il cuore di quell'uomo era di pietra!
            Ecco,come al solito aveva combinato un guaio. Mannaggia a lui e al suo caratteraccio!
            Walter: "No! Nessun disturbo... è che..."
            Lucrezia: "Le prometto che le restituirò i soldi che ha dovuto spendere per questa stanza e che pagherò da me tutte le medicine
            e le cure di cui avrò bisogno. Anzi, capisco la sua situazione e mi rendo conto che badare ad una domestica incinta sia l'ultima
            delle sue priorità, perciò le garantisco che contatterò una mia parente non appena torneremo a casa sua.
            Mi sostituirà una persona fidata, gliel'assicuro. Mi dia solo il tempo di preparare le mie cose e toglierò il disturbo" disse alzandosi
            lentamente in piedi.
           
            Quelle parole, il modo in cui le aveva pronunciate, quella totale rassegnazione nel tono della voce, lo avevano colpito duramente
            come uno schiaffo. La donna che aveva sempre avuto una buona parola per lui, colei che gli aveva dedicato gli anni migliori della
            sua vita, la madre di suo figlio (?) lo stava abbandonando ed era tutta colpa sua.
            Si alzò in piedi con un grande scatto, pronto a fermarla a dirle che stava sbagliando tutto e che non avrebbe mai voluto separarsi da lei.
            Cos'era questa sensazione che provava dentro? Non riusciva a comprendere... era un qualcosa che non aveva mai provato prima
            accanto ad una donna...
            I loro sguardi si incrociarono e nei suoi occhi, blu come il mare, poteva leggere tutta la delusione che aveva dentro.
           
            Lucrezia: "Se mi lascia passare posso prendere le mie cose, così andiamo a casa, faccio questa telefonata e mi trovo una sistemazione.
            Se può concedermi due giorni,le garantisco che troverò un rimedio a questa spiacevole situazione".
            La tranquillità con cui gli rivolgeva quelle parole lo facevano stare male. Possibile che l'idea di andarsene non le creasse nessun disagio?
            Fece per dirigersi vero l'armadietto che conteneva i suoi abiti da sguattera, i vestiti che l'avrebbero riportata al suo posto perché
            stare in pigiama era diverso... con un pigiama addosso poteva anche essere scambiata per una signora, quando un improvviso
            giramento di testa la costrinse ad aggrapparsi a lui.
           
            Walter: "Che succede? Ti senti male?"
            "Ti"... le aveva dato del tu per la prima volta e quella nota di preoccupazione della voce... No. Era inutile illudersi.
            Lucrezia: "Mi perdoni dottore - disse mollando la presa - Va tutto bene, è stato solo un capogiro. Mi vesto e andiamo, il foglio delle
            dimissioni l'ho già firmato".
            Sciogliere quell'abbraccio, non sentire più il suo dolce profumo invadergli le narici... era questo a cui sarebbe andato incontro
            se l'avesse persa... se l'avesse lasciata andare...
            Walter: "Bene. L'attendo di fuori allora" e uscendo dalla stanza crollò pesantemente a sedere su un rigido divano bianco.
           
           
            Il rientro fu avvolto dal silenzio più assoluto: entrambi preferirono evitare di parlare, forse perché troppo imbarazzati per riuscire a
            sostenere una conversazione di senso compiuto.
            Arrivati a casa, Lucrezia si ritirò nella sua stanza per sistemare le sue cose e Walter si accasciò lentamente sul divano.
           
            Cosa avrebbe fatto se ne fosse andata? Che ne sarebbe stato di lui? Non era la totale mancanza di abilità nello stirare, nel cucinare
            o nel cucire che lo preoccupava... avrebbe assunto un'altra domestica per quello, ma... per il suo cuore?
            A chi avrebbe potuto affidare il suo cuore? Perché forse ora tutti i dubbi avevano un senso e tutte le domande una risposta,
            forse si era davvero innamorato per la prima volta nella sua vita e forse si sentiva pronto a viverlo questo amore e ad affrontare
            una nuova vita con lei..
            Ed eccola di nuovo quella sensazione, quel senso di serenità misto a terrore, quel desiderio di stringerla tra la braccia e non lasciarla
            andare più via mista a paura e quella voglia di baciarla, di assaporare ogni centimetro del suo corpo mista... alla voglia di trascorrere
            il resto della vita con lei!
            Si alzò dal divano con una nuova energia che sentiva scorrergli nelle vene, con un'insolita voglia di vivere e di sorridere alla vita.
            Era pronto. Sarebbe andato da lei e le avrebbe confessato i suoi sentimenti. Le avrebbe chiesto di non partire, avrebbe implorato
            in ginocchio il suo perdono e le avrebbe promesso devozione e amore eterno.
           
            DLIN! DLON!
            Walter: (Giuro che se è qualche venditore porta a porta lo prendo a calci nel sedere!) pensò furioso mentre si avviava
            a passo svelto alla porta.
            Tuttavia la rabbia accumulata nel breve tragitto, dal salone alla porta d'ingresso, s'infranse non appena mise a fuoco la persona
            che aveva davanti agli occhi. Era proprio lei, Diamante.
           
           
            Aprì la porta lentamente, senza nemmeno rendersene conto.
            Diamante: "Ciao Walter"
           
            Walter: "Cosa... cosa sei venuta a fare qui?"
            Diamante: "Io sto bene, grazie. E tu? Fa molto piacere anche a me rivederti..."
           
            Walter: "Per favore, Diamante. Non perdiamoci in inutili convenevoli. Cosa vuoi?"
           
            Diamante: "Perfetto. Dato che ti piace arrivare al sodo - disse allontanandosi da lui per dirigersi verso una carrozzina posta poco
            più in là che Walter non aveva minimamente notato - questa è tua figlia, Walter!"
           
           
            Stringeva una piccola creatura tra le braccia che sonnecchiava beata.
           
            Walter: "Co..co...cosa?"
            Diamante: "Sei sordo per caso? Ho detto che questa è tua figlia,Gemma".
            Lucrezia: "Mi perdoni dottore non ho sentito la porta e..." le parole le morirono in gola.
           
            Davanti a lei c'era Diamante Paolucci, la moglie di Walter.
            Diamante: "Ma guarda un po' - rise divertita riponendo la piccola nella carrozzina - sbaglio o hai messo su un po' di pancetta?"
           
            La ragazza non ebbe il coraggio di guardare la donna negli occhi, la stessa donna che mesi prima aveva accusato di essere una sgualdrina...
            Diamante: "Chi è la sgualdrina adesso? Ti sei sistemata eh..."
           
            Lucrezia: "Come si permette?" gridò furibonda.
           
            Diamante: "Oh è inutile che continui a recitare la parte della brava ragazza, biondina! Ho capito dal primo momento che ti ho vista
            di che pasta sei fatta! Sei solo una lurida sgualdrina! Una poveraccia che va a caccia dei mariti delle altre nella speranza di sistemarsi!"
            Lucrezia: "Non le permetto di...ah..."
           
            Un dolore lancinante la colpì al ventre.
            Walter: "Cosa le prende? Si sente male?"
            Diamante: "Oh, per favore... che pessima attrice..."
           
            Walter: "Ok, basta così adesso! Entriamo tutti in casa, alla svelta" sentenziò serio.
            Entrati in casa entrambe le donne si accomodarono sul divano, mentre l'uomo camminava avanti e indietro per l'ampio salone, gettando
            uno sguardo, di tanto in tanto, alla piccola Gemma che dormiva ignara di cosa le accadesse intorno.
            Walter: "Smettila di mentire,Diamante - esordì furente - quella bambina non è mia figlia! Non so da chi l'hai avuta e non mi interessa,
            mi dispiace solo per lei che avrà una madre come te per la vita!"
           
            Diamante: "Ti sbagli Walter. Gemma ha otto mesi ed io frequentavo quell'uomo da appena un mese quando mi hai mandata via,
            giustamente, da questa casa. Gemma è tua figlia ed io non voglio che paghi i miei errori. Non ti sto chiedendo di accogliermi nuovamente
            in questa casa, ma di non farle pagare le mie colpe. Non sarebbe giusto..."
           
            Si sentiva confuso,arrabbiato e curioso. E se fosse tutto vero? Se quella fosse realmente sua figlia?
            Walter: "Io..."
           
            Lucrezia: "Vi lascio. Del resto queste sono discussioni riguardanti la vostra famiglia. Contatto immediatamente la nuova domestica
            ed entro due giorni me ne andrò - disse alzandosi in piedi - Buona giornata... signora."
           
            Una volta rimasti soli, l'uomo prese posto accanto alla moglie per continuare il discorso interrotto da Lucrezia...
            Diamante: "Ragiona Walter: io ho sbagliato, è vero, ma sono stata tua moglie per tanti anni e puoi dire di conoscermi.
            Come puoi fidarti di quella donna invece? Come puoi credere che quel figlio sia tuo? Io non ho bisogno del tuo denaro, insomma lo sai,
            ma puoi dire la stessa cosa di lei?"
            Il ragionamento di sua moglie non era poi così sbagliato... cosa doveva fare? Ascoltare ciò che diceva Diamante o quello che diceva il suo cuore?